Dimenticate tutto quello che credete di
sapere. I mostri e i demoni esistono e D3 ne è la prova. Il terrore,
l'ansia e la paura sgorgheranno da ogni pixel, rovesciandosi come un
tumultuoso fiume infernale sulla mano che tiene il mouse e trattenendo il
giocatore in un vortice di sangue che metterà a dura prova anche il più
smaliziato dei gamers. L'estro di Carmack è tornato sui nostri monitor e
D3ROE ne è l'infernale epitome, coronamento di un'avventura ai limiti
della Paura. Non giocare a Resurrection Of Evil significa privarsi di
quella che è molto più che una semplice appendice di Doom3. Un must
assolutamente da provare per tutti coloro che hanno amato il titolo
originale
IL RITORNO DEL MOSTRO Otto mesi fa, giorno più giorno meno, fece la sua comparsa sui computer di
mezzo globo la terza rivisitazione dell'immortale classico – padre, checché
se ne dica, di tutti gli sparatutto – partorito dalla geniale mente di John
Carmack, quel Doom 3 che tanto ha fatto discutere; pur spaccando in due
critica e pubblico (c'è stato chi lo ha accusato di essere solo un modesto
sparatutto senz'anima),
è innegabile che il titolo targato ID si sia rivelato, tecnicamente
parlando, un capolavoro che siede oggi ai vertici della storia del ludo. La
mancanza di locazioni all'aperto ed alcuni livelli ammantati di un buio
eccessivo hanno fatto storcere il naso a moltissimi utenti ed altrettanti
critici, i quali hanno frettolosamente bollato l'opera di Carmack come un
mostro mangia-hardware che mal sfruttava le frecce al suo arco. In risposta
a tali critiche il successo, a livello mondiale, di Doom 3 parla da solo;
eccoci quindi a bearci di una corposa espansione che tinteggia nuovamente di
sangue i nostri impauriti monitor
Gli uomini, si sa, non sono
soliti imparare dai propri errori. Dopo il fallimento, e relativo disastro,
occorsi nel 2045, durante il tentativo di adottare una non meglio
specificata tecnologia aliena per ottimizzare le risorse di Marte, la UAC
nella figura della dottoressa Elizabeth McNeil tenta una nuova scalata al
potere riprendendo gli studi nonché gli esperimenti sul teletrasporto
cominciati dal folle e satanico dottore del titolo originale. Un
preziosissimo manufatto alieno (ancora più letale del ';cubo delle anime'
visto in Doom 3) è finito ancora una volta nelle mani sbagliate e l'Inferno
stesso, con il suo sanguinoso vortice di mostruosi famigli, degni del
miglior incubo di H. Giger, tenderà le sue adunche mani intorno ad uno
sparuto gruppo di scienziati che, una volta di troppo, hanno osato violare
leggi troppo lontane dall'umana comprensione. Il tutto arricchito da
inquietanti elementi: una misteriosa stele che racchiude un segreto che non
dovrebbe essere rivelato, una pericolosa tecnologia per il teletrasporto ed
il classico, meschino desiderio umano di ricchezza e potere che si scontrerà
dolorosamente con gli orrori di un inferno senza fine. Ed è proprio qui, in
questa bolgia dantesca, che entreremo in scena noi: nei panni mimetici di un
marine senza nome e senza voce (che non è lo stesso di D3) saremo chiamati a
sgominare le infernali schiere (ri)create per noi dalla ID Software.
Dopo aver settato i consueti parametri, quali grafica, sonoro & comandi,
ecco che un tanto spettacolare quanto breve FMV ci catapulta su quello che
sarà, secondo Carmack, il suolo marziano del 2048, all'interno della
bistrattata base scientifica UAC di Mars City. Qui, agli ordini della
lentigginosa dottoressa McNeil, inizieremo la nostra battaglia per la
sopravvivenza nostra e di quei pochi fortunati che ancora non sono stati
trasformati in demoni dal viso smunto. Tecnicamente, ancora una volta, siamo
allo stato dell'arte della signorina Grafica. Un uso intensivo di Bump
Mapping, unito ad un sistema di calcolo delle luci e delle ombre in tempo
reale, fanno di D3ROE un esempio da seguire ed un nuovo punto di riferimento
per gli sparatutto che verranno. L'engine utilizzato (proprietario della ID)
è lo stesso che mosse Doom 3, tirato a lucido e perfezionato. Esplosioni
particellari e lens flare saranno all'ordine del giorno, regalandoci brividi
di terrore per ogni passo faticosamente conquistato. Come nel titolo
originale nulla anche in questa espansione è lasciato al caso: dai bossoli
che cadono copiosi dalla nostra arma, passando per schizzi di sangue ed
animazioni facciali da primato. Anche il motore fisico è stato riveduto e
corretto per offrirci un grado di realismo senza precedenti.
L'implementazione del
levitatore al plasma ionizzato (mutuato senza troppa fantasia da HL2) è
l'epitome di tale sorprendente motore, grazie al quale ogni oggetto si
comporta, se sottoposto a sollecitazioni, come ci aspetteremmo nella realtà.
Rimanendo in tema di armi nuove e vecchie si segnala la presenza, oltre
all'intero arsenale visto in D3, della micidiale e spettacolare doppietta,
nonché di un, in verità, orripilante manufatto. Questo oggettino, fonte del
contendere, è in grado tra le altre cose di rallentare il tempo
permettendoci movimenti repentini che spesso faranno la differenza nelle
situazioni più concitate. Sul fronte audio si segnala la presenza delle
medesime musiche ascoltate in D3, rivestite da una nuova aura rockeggiante
che ben si sposa con la frenesia del titolo in esame. Il doppiaggio in
italiano, spauracchio di moltissime blasonate produzioni, riesce a non
cadere nel ridicolo; ottima anche la localizzazione nella lingua del
BelPaese di tutti i menù e di tutti i sottotitoli. Ancora sottotono invece
alcuni sound fx delle armi: in particolare il mitra e la pistola, come già
sottolineato nell'analisi di D3. Sul fronte dei comandi, puntuali e precisi
nel 99% dei casi, si è riscontrata un'anomalia nelle situazioni più
concitate: il nostro marine tende a metterci un po' troppo nel girare il
cranio quando è sotto pressione con conseguente riempimento di sberle.
Pur rimanendo estremamente lineare nello svolgersi degli eventi D3ROE non
imbriglia il giocatore nel canale pensato per lui dai programmatori ma,
anche se questo vincolo effettivamente c'è, un senso di inaspettato e di
tetra consapevolezza di morte accompagna l'utente in ogni meraviglioso,
terrificante passo che lo porterà sempre più vicino alla meta. Tutto questo
coadiuvato da nuovi script di intelligenza artificiale che migliorano i
tempi di reazione dell'infernale marmaglia di Doom. Parlando quindi di
nemici, demoni e compagnia brutta, oltre agli sgherri infernali già visti
nel titolo originale fa la sua apparizione, fra gli altri malvenuti, un
demone che omaggia la creatura di H. Giger, Alien, in più di un modo. Non
mancheranno, come sempre, ragni testoni, Imp, troll armati di fucile,
zombie, mummie e tanti altri allegri compagni di merende. Sul fronte
multigiocatore, criticatissimo nel titolo originale, è ora possibile
sfidarsi fino ad otto giocatori in LAN e sul web, grazie a server dedicati.
Oltre alle modalità già viste in D3, fanno la loro comparsa anche il Capture
The Flag ed il Tournament. Prima di affrontare l'orrore del commento finale,
si ricorda a tutti che D3REO è disponibile anche in versione X-Box e che,
data una certa difficoltà di gioco e la sua natura intrinsecamente violenta,
se ne consiglia la fruizione solo ad un pubblico adulto
Hardware consigliato:
I requisiti minimi parlano di: un processore
da 1500 mhz, 384Mb di RAM, un lettore cd 8X, 1 GB di spazio su disco (a cui
vanno aggiunti ulteriori 2,6 GB per il titolo originale), una scheda audio
SB compatibile, topo e tastiera. D3ROE funziona solo con Windows 2000 e
Windows XP e richiede, come già sottolineato l'installazione di Doom 3. La
sezione video, sicuramente la più onerosa, prevede, come minimo, una Radeon
8500 oppure una GeForce 3. D3ROE è stato testato su AMD 3000+, 1,5 GB RAM,
GeForce 6600 GT, a 1024*768 punti in alta qualità con tutti i dettagli al
massimo e filtro anti-aliasing 2X, senza mostrare mai la minima incertezza
anche nelle situazioni più concitate.